Con l’inizio del 2026 diamo il via a questa serie di articoli di controinformazione. Il titolo parla chiaro per chi è genovese; per chi invece non lo è facciamo una rapida traduzione. “Me tasto se ghe son” significa letteralmente “mi tocco se ci sono”, in ambito di incredulità, di stupore; solitamente dando un tono negativo alla discussione, quasi come sconcerto o disappunto verso qualcosa.
Quel qualcosa quest’oggi è il comunicato che abbiamo letto sul sito del Como, ormai qualche mese fa (vi lasciamo anche il link nel caso voleste darci una letta ed esclamare anche voi la tipica espressione genovese https://comofootball.com/comunicato-ufficiale-del-club-sulla-possibile-partita-di-serie-a-a-perth/). La notizia della volontà di portare Milan – Como fino in Australia, Perth per la precisione, circola già da tempo e anche se è stata recentemente smentita ufficialmente, noi vogliamo comunque prendere degli spunti da ciò che ha scritto la società Como Calcio sui propri canali di comunicazione per effettuare qualche riflessione. E fidatevi ce ne sono parecchie. Onestamente ci sembra proprio un bell’assist per confermare tutto ciò che diciamo dai primi anni del 2000.
Tralasciando le primissime righe, quello che fa più rabbrividire è ciò che viene aggiunto dopo: “Tuttavia, a volte il sacrificio è essenziale, non per il beneficio individuale, ma per il bene comune, per la crescita e, soprattutto, per la sopravvivenza della lega stessa.” Per il bene comune, che stupidi noi a non arrivarci. La soluzione logica per far sopravvivere tutta la baracca è giocare all’estero. In effetti lo dicono da più di vent’anni, avranno pur sempre ragione.
“Vogliamo riportare la Serie A alla gloria di cui godeva negli anni ’90, quando il calcio italiano era il campionato più seguito, più rispettato e più amato al mondo.” Come? Esportando quello che voi, usciti da qualche università di marketing, chiamate prodotto? Ma quello che voi pensate come prodotto, non è la partita in sé. Seriamente a chi frega di vedere Milan – Como in Australia? Cosa pensate possa portare di concreti benefici, se non qualche soldo momentaneo in più? Il “prodotto” è tutto l’insieme: la partita, il tifo, lo stadio, l’atmosfera, l’attaccamento. Non è il banale gioco di 22 persone che si passano la palla, non è quello, non è solo quello per lo meno. Non è il banale prodotto “calcio”. La Supercoppa Italiana ne è un esempio: stadi vuoti, zero atmosfera, zero contorno, così come nel calcio-covid. Wow, che bello! Così sì che stiamo al passo del calcio inglese.
Questo assurdo e ossessivo confronto con la Premier League ha veramente stancato e lo ripetiamo da anni, ma visto che viene nuovamente tirato a mezzo dalla società del Como e lo si vuole prendere come il confronto senza di cui la Serie A non può esistere, affrontiamo la discussione seriamente. La Lega Calcio Inglese ha mai fatto disputare uno dei suoi tornei all’estero come fatto dalla Lega Calcio Italiana? Risposta: no. Avete mai visto la finale di FA Cup, piuttosto che quella di Carabao Cup, giocata all’estero? Risposta: no. Forse bisognerebbe interrogarsi in maniera seria sul perché la Premier League è avanti alla Serie A. Lavoreranno per caso meglio? Avranno un sistema per caso più sano e non minato negli anni da “Calciopoli 1”, “Calciopoli 2”, fallimenti, ripescaggi, presidenti accattoni e via discorrendo?
Chi si accorge solo oggi di questa situazione, ha tenuto il prosciutto sugli occhi per anni. Noi, e non è certamente un bel vanto ma quantomeno un dato di fatto, lo diciamo da più di vent’anni. E avevamo, purtroppo, anche ragione. Quello che fa indignare oggi è solamente la punta dell’iceberg. Tutto quello che per anni c’è stato, ha solamente gettato le basi per quello che stiamo vedendo oggi. Siamo partiti dal calcio spezzatino: prima una, poi due e infine dieci partite a dieci orari diversi dal venerdì al lunedì. Le società sono diventate sempre più dipendenti da diritti tv. Ritiri estivi e finali di coppe nazionali svolti all’estero per esportare il prodotto. Non serve neanche elencare tutto, chi ci segue sa benissimo che sono cose che diciamo da anni e che ci sono state confermate con i fatti.
Questa volta è andata così ma siamo certi che questo tema riuscirà fuori. Forse un po’ ci dispiace che alla fine non siano riusciti nel loro intento, anche perché alla fine, come avevamo detto con l’idea della Superlega, che giochino un po’ dove vogliono. Anzi, che si facciano proprio un campionato a parte, potrebbero chiamarla la “Super Serie A”. Che vadano anche a giocare dall’altra parte del mondo, basta che si tolgano dal cazzo. Che si gestiscano i loro diritti tv tra di loro. Che esportino il loro “prodotto” in Asia o in America. Basta che si levino dalle palle e che lascino qui, a noi, quello che è il vero calcio, con la sua gente, i suoi stadi e la sua atmosfera. Ogni tanto esce proprio spontaneo… “me tasto se ghe son”.
