08-02-1984 STEFANO VIVE

Oggi ricorre l’anniversario della morte di Stefano Furlan.
Era l’8 febbraio 1984, al “Grezar” si giocava Triestina-Udinese. Stefano stava tornando alla sua auto dopo la partita, quando fu fermato e poi picchiato da alcuni agenti di polizia nelle vicinanze dello stadio. Venne colpito con violenza, in particolare alla testa, con un manganello. “Mamma, sono stato picchiato: un poliziotto mi ha dato una manganellata sulla testa e poi in questura schiaffi, pugni, calci”. La notte, a casa, Stefano iniziò a stare molto male e il giorno dopo fu ricoverato in ospedale. Entrò in coma a causa delle gravi lesioni cerebrali. Stefano morì il 1º marzo 1984, dopo circa venti giorni di agonia.
La polizia mente, nasconde i fatti, racconta balle. Testimoni, presenti quel giorno, smentiscono la versione della polizia. Un processo portò alla condanna di un agente per “eccesso colposo” nell’uso legittimo delle armi, ma la pena fu lieve e l’agente non scontò neanche un giorno di carcere, cosa che ha alimentato per anni proteste e richieste di giustizia da parte della famiglia di Stefano, degli amici e dei tifosi da varie parti d’Italia.
La sua vicenda, ancora oggi, resta un simbolo della tenacia di chi ha lottato per la giustizia, Curva Furlan e famiglia in primis, per vedere riconosciuta e condannata la barbarie di chi ha abusato della divisa, usato violenza ingiustificata fino a uccidere un ragazzo di appena vent’anni. In questi casi, andare per il sottile, non serve: Stefano Furlan è stato ucciso dalla Polizia di Stato e dallo stesso Stato Italiano, dalle sue Istituzioni e dal marciume che, ancora oggi, lo pervade.
A morire per mano della Polizia, o comunque rimanere segnati fisicamente e psicologicamente a vita, saranno in tanti negli anni. I nomi a noi più “famigliari” sono Gabriele Sandri, Paolo Scaroni, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi. Ma non dimentichiamo certo neppure Celestino Colombi, e ancora, Giuseppe Plaitano. Purtroppo, la lista è lunga, troppo lunga, e non riguarda solo l’ambito stadio.
Troviamo ridicolo chi, oggi, prova anche solo a parlare di “rispetto per la divisa e le istituzioni”. Botte, manganellate, proiettili, sangue, morte; e poi omertà, complicità nel nascondere, pressioni su giudici, medici e testimoni, violenza psicologica verso chi cerca la verità.

LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI.
CI FATE E CI FARETE SEMPRE SCHIFO.

ULTRAS TITO CUCCHIARONI