LA SVOLTA?

Per chi se lo fosse perso, nonostante l’ampia e puntuale copertura mediatica, nelle ultime settimane si sono susseguite decisioni di grande rilevanza per il calcio italiano e per il suo futuro. Dopo approfonditi confronti, tavoli tecnici e un’attenta analisi delle criticità emerse, comprensive, ça va sans dire, di studi di fattibilità, valutazione dei rischi e ponderate analisi delle opportunità, la Lega Calcio è infine giunta a una scelta tutt’altro che semplice ma senza dubbio coraggiosa: basta pallone arancione, si torna al pallone bianco. Una decisione capace, almeno nelle intenzioni, di lanciare un messaggio chiaro: la volontà dichiarata di restituire al calcio italiano un ruolo di primo piano nello scenario internazionale. Questo, almeno, è l’orizzonte indicato dalla Lega. Va da sé che l’accantonamento del pallone arancione difficilmente potrà fungere da bacchetta magica in grado di risolvere problemi strutturali ben più profondi; servirà tempo, e una certa dose di pazienza. Restano infatti, per ora, le note difficoltà della Nazionale italiana nel ritagliarsi persino due giorni per preparare uno spareggio di accesso al prossimo Mondiale – una richiesta della FIGC che ha non poco infastidito le pay-tv, comprensibilmente attente al rispetto di un calendario già saturo di impegni. D’altronde, pecunia non olet: i diritti televisivi, come sempre, vengono prima di tutto. Persistono inoltre le preoccupanti e croniche situazioni economiche di molte società calcistiche, mentre continueremo verosimilmente ad assistere alla gestione, per certi versi fantozziana, dei tifosi che decidono di recarsi allo stadio: quelli che possono ancora permetterselo e che non siano nel frattempo incappati in qualche divieto preventivo. Dovranno pazientare, infine, anche coloro che invocano campionati realmente meritocratici, senza squadre B, e controlli più stringenti su affidabilità, trasparenza e solidità economica di chi acquista club professionistici, nella speranza di limitare il numero di società destinate a concludere la propria storia in un tribunale fallimentare, cancellando patrimoni sportivi e culturali che appartengono ai territori e alle comunità. Le criticità restano, così come i problemi strutturali e l’ormai atavica incapacità del calcio italiano di generare un vero interesse in tutti i suoi appassionati. Eppure, in questo scenario complesso, il ritorno al pallone bianco può finalmente rappresentare quella tanto attesa svolta di cui il calcio italiano aveva disperatamente bisogno. Un segnale forte, identitario, quasi rivoluzionario: perché, se è vero che le riforme richiedono tempo, visione e coraggio, è altrettanto vero che ogni grande cambiamento inizia sempre da una grande decisione. E quale decisione più grande se non quella di dire “BASTA ARANCIONE, SI TORNA AL BIANCO!”

ULTRAS TITO CUCCHIARONI