Italia fuori dai mondiali per la terza volta consecutiva. Si scatenano tutti, giornalisti compresi, che fino a ieri ci raccontavano di quanto è bello il calcio italiano: i soliti servi meschini del sistema. Ciò detto, a noi torna alla mente un episodio che risale a gennaio di quest’anno: Rino Gattuso avrebbe voluto organizzare uno stage prima dei playoff per i Mondiali 2026, ma alla fine non è stato possibile a causa dei problemi di calendario tra Serie A, Coppa Italia e coppe europee. Le difficoltà organizzative e i vincoli televisivi avevano reso impossibile trovare uno spazio, anche per pochi giorni, a febbraio. Nonostante le speranze iniziali, lo stage era stato considerato impraticabile e Gattuso si dovette rassegnare. Ve lo ricordate? Noi si. Ora, che questa caporetto calcistica sia dovuta solo al mancato stage sarebbe esagerato, siamo d’accordo. I motivi dietro a questa fine impietosa sono molteplici. Nonostante ciò, fa riflettere il fatto che, in vista di un playoff mondiale così importante, dopo due mondiali mancati, non si sia data la possibilità alla nazionale di ritrovarsi e prepararsi, anche se per pochi giorni. Le televisioni ci tengono per le palle? Certo che sì, nemmeno Lega Calcio e Figc sono riuscite ad opporsi. «Pecunia non olet», e quindi ora risulta alquanto ipocrita piangere e disperarsi. Servirebbe una presa di coscienza, un bel bagno di umiltà da parte di tutti. Alt: non proprio tutti. Gli unici a salvarsi sono i tifosi. Sì, i tifosi. Quelli che ancora oggi seguono il calcio, in primis quelli che vanno allo stadio. Sono loro a rendere, nonostante tutto, il calcio ancora lo sport più seguito e importante del nostro paese (con tutto il rispetto per le altre discipline, sia chiaro). Sono loro a dare ancora valore a questo sport che altrimenti non varrebbe nulla o quasi. L’unico vero patrimonio rimasto al calcio italiano sono i suoi tifosi. Chi pensa il contrario non ha capito nulla. Fintanto che saranno a prevalere le orecchie da mercanti, non cambierà nulla. Serve rimettere i tifosi al centro, dare ascolto a loro e alle loro istanze (petizione PER UN CALCIO GIUSTO E POPOLARE compresa). Serve rifondare, servono riforme, ma bisogna ripartire dai tifosi. Senza se e senza ma.

